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Perchè il sistema tedesco non è adeguato al nostro paese e l’esigenza di un sistema italiano
22 novembre 2007
Premessa

Nelle ultime settimane è infiammata la discussione sulla legge elettorale. Forse per l’avvicinarsi del referendum si cercano accordi e intermediazioni. Al momento il modello elettorale che sembra trovare più consensi risulta essere il modello tedesco. Ciò deriva dal fatto che il sistema politico tedesco risulta essere quello che ha assicurato – più di tutti gli altri - la sicurezza delle maggioranze e la loro governabilità.

Ma ho paura che questo orientamento sia spinto più che da una riflessione ponderata, da opportunità politiche e dalla paura del referendum.

L’accettazione del modello tedesco tout court non mi convince per due ordini di motivi: 1) Perché l’evolversi del sistema costituzionale tedesco – e dunque l’affermazione della stabilità di governo - nasce dall’integrarsi del sistema politico con congegni di razionalizzazione; 2) perché msi sembra assurdo che il nostro sistema politico debba sempre agganciarsi a modelli stranieri senza interpretare la realtà politico-sociale italiana.

Il sistema tedesco

Il modello elettorale tedesco, giova ricordarlo, si basa sul coordinamento dei due sistemi, maggioritario e proporzionale: non si può, dunque, definire un sistema proporzionale puro. Gli elettori dispongono di due schede, con cui eleggono, rispettivamente, metà dei seggi in collegi uninominali e l’altra metà sulla base di liste nazionali bloccate di partito, quindi con criterio proporzionale. I seggi vengono ripartiti secondo il numero di voti ottenuti nel collegio proporzionale nazionale. Facciamo chiarezza: il partito X ottiene il 50% dei voti otterrà il 50% dei seggi disponibili in parlamento; il partito Y ottiene il 25% avrà il 25%; il partito Z ottiene il 10% avrà il 10% a prescindere dalla distinzione proporzionale-maggioritario. Ma può succedere che un partito abbiamo ottenuto, nei collegi uninominali un numero di seggi superiore a quello spettante gli in base al riparto proporzionale. Il partito in questione conserva i seggi così ottenuti e varia il numero di membri del Bundestag. A questo sistema di aggiunge il meccanismo di razionalizzazione che è la clausola di sbarramento (il sistema tedesco si caratterizza anche per la presenza di una clausola di sbarramento che tende a chiudere le porte del Parlamento alla frammentazione politica pari al 5% dei voti).

Facciamo nuovamente chiarezza: immaginiamo di trovarci di fronte ad un parlamento di 400 membri. 200 seggi vengono attribuiti sulla base di collegi uninominali, altri 200 sulla base del sistema proporzionale. Immaginiamo che alle elezioni si presentino 6 partiti: Rossi, Verdi, Neri, Marroni, Grigi, Bianchi. Immaginiamo che questi partiti assumano le seguenti percentuali - nel proporzionale - ottenendo consequenzialmente avranno i seguenti seggi computati sul numero totali di seggi:

Partito

Percentuale

Numero di seggi

Rossi

50% (56% ponderato)

224

Verdi

30% (33%)

132

Neri

10% (11%)

44

Marroni

4%

0

Grigi

3%

0

Bianchi

3%

0

I numeri così ottenuti sono al netto dei collegi uninominale.
Immaginiamo ora che il partito Bianchi abbia un forte radicamento territoriale e che abbia conquistato 4 seggi nei collegi uninominali maggioritari ecco allora che la composizione del Bundestag salirà a 404 membri e sarà così composto:

Partito

Numero di seggi

Rossi

224

Verdi

132

Neri

44

Bianchi

4

Ma non basta ciò. Il sistema politico tedesco assicura la propria stabilità ed efficienza per la presenza di altri fattori:

1) Rafforzamento della figura del Cancelliere, eletto a maggioranza assoluta dal Bundestag, con potere di nomina e revoca dei ministri e dunque con un ruolo centrale e forte nel sistema dell’indirizzo politico

2) Esistenza della sfiducia c.d. costruttiva; ossia le maggioranza (che si costruiscono dopo le elezioni secondo i modelli parlamentari) possono sfiduciare il Cancelliere solo nel caso in cui sia eletto a maggioranza assoluta un altro cancelliere

3) I rapporti politici tra i partiti sono più che maturi. Ciò scaturisce da due motivi: a) le decisioni del tribunale costituzionale tedesco che ha tagliato fuori dal sistema politico i due partiti antisistema(neonazista e comunista) che, avendo, un’alta percentuale non consentivano uno sviluppo del sistema politico in senso tendenzialmente bipartitico assicurando alla Germania un sistema a democrazia protetta. L’eliminazione dei nemici del sistema fa sì che i partiti maggiori identifichino nello stesso tempo gli "avversari politici", sollecitando la vocazione sistemica dei partiti chiamati a collaborare alla formazione della volontà politica del popolo.

Dobbiamo allora chiederci se questo sistema possa attuarsi in Italia. Credo di no. Il sistema politico italiano non permette questi congegni di razionalizzazione soprattutto per l’impossibilità di rendere il nostro un sistema democratico protetto. E per l'assenza, da parte delle forze radicali, della volontà di attuare un revisionismo con il passato, e sposare in toto la scelta liberale.

Un modello italiano

Credo sia molto più opportuno creare un sistema italiano di riferimento analizzando nel passato il sistema che più si è avvicinato alle esigenze italiano correggendolo nei congegni che non hanno funzionato.

Il sistema elettorale e politico che più ha avvicinato l’Italia agli altri paesi è stato il c.d. Mattarellum. Questo – che seguiva anche il referendum con il quale i cittadini avevano espresso la loro preferenza per il sistema dei collegi uninominali – ha negli anni fondamentalmente funzionato ed era entrato nella testa degli elettori ormai maturi. Quello che non ha funzionato è stato essenzialmente il rapporto tra quota maggioritaria e quota proporzionale, ed il funzionamento istituzionale nel momento successivo alle elezioni.

Vengo dunque alla proposta che considero la più idonea al sistema italiano.

I seggi dovrebbero essere assegnati per metà in collegi uninominali maggioritari in un unico turno di votazione e la metà con il sistema proporzionale con clausola di sbarramento al 5% ed attribuzione dei seggi su base circoscrizionale. Questo sistema – che ripercorre il Mattarellum – va corretto proponendo un collegamento tra liste maggioritarie e liste proporzionali che devono essere espressione di partiti.

Essenzialmente per essere presenti sulla scheda proporzionale si dovrebbe essere presenti anche nella quota maggioritaria, presentando liste maggioritarie (con il medesimo simbolo della lista proporzionale) in almeno ¾ dei collegi. In questo modo si disincentiverebbero le alleanze dirette a conseguire un voto in più, in cambio della presenza del Partito nelle liste proporzionali. Si andrebbe così a generare un sistema elettorale fatto di contrapposizione non più di coalizioni (eterogenee e litigiose) ma tra partiti che tende comunque (attraverso i meccanismi dei collegi uninominali e delle circoscrizioni) a garantire la rappresentatività delle forze più vicine all’elettore.

Ma ciò da solo non basta. Occorre, altresì, una modifica dei regolamenti parlamentari che non consenta la formazione di gruppi parlamentari diversi rispetti ai partiti che si sono presentati alle elezioni. Sarà inoltre opportuno una razionalizzazione della forma di governo con un rafforzamento dei poteri dei Premier (innanzitutto con la sua elezione parlamentare), e con una riforma del Senato che tenga conto della nuova configurazione della Repubblica delle autonomie.

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